sabato, 04 luglio 2009

Il vento del mattino

Ti porterà una rosa

Tu cosa ne farai?

Il vento del mattino

Ti renderà sua sposa

Ma tu dove sarai?

Sarai sulla collina

o

Persa dentro a un mare?

Il vento del mattino

Cancellerà i tuoi passi

Che il sole rapirà

Facendoti danzare.

 

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venerdì, 19 giugno 2009

http://www.altromondoeditore.com/images/books/libro_517_flat_small.jpg

Questa  è la copertina  della mia prima opera di narrativa.:  una raccolta di racconti ,  diversi per  genere, forma e contenuto.

La litografia acquarellata a mano  è opera di un  Artista   di Terni  scomparso  nel dicembre del 2001:  Otello Fabri. Un caro amico a cui devo molto, anche il piacere di poter  onorare la sua memoria  con alcune mie pubblicazioni  : “Frammenti. Alchimia di segni e di parole, di Otello Fabri e Franco Seculin”(2008), a cura di Franco Fabri, e “La luna al traguardo del bosco”(2009) per  le EdizioniSabinae,  entrambe raccolte di poesie  che molto si  ricollegano  a uno “spezzone” della mia vita,  vissuto in Umbria.. Così come  “Il Sole Rosso” (2009) AltroMondo Editore, anche  le  sillogi  portano in copertina  e nel contesto i segni  della maestria di incisore  del grande Otello. Tutto questo ovviamente  è stato possibile  grazie  al consenso  prestato  con grande cuore  dal mio amico Franco  Fabri  che in questa sede desidero ringraziare in modo particolare  e far conoscere per l’intensa dedizione alla memoria del padre. La pubblicazione di questa mia opera “prima”, in senso stretto,  nasce dalla volontà maturata in me, dopo alcuni eventi poco piacevoli della mia vita , di riprendere a scrivere  e a  rivedere soggetti e pagine  di tanti anni prima, lasciati in un cassetto  della memoria. L’imput   a farlo , curiosamente, mi è venuto dalla lettura di un libro,  mentre  giacevo in un letto di ospedale: “Giuseppe Gaccetta  e il segreto di Paganini “ (2001) - di Giorgio De Martino  - De Ferrari Editore.  Erano più di quindici anni che  non scrivevo una riga  e non leggevo una pagina, nemmeno quella di un giornale. Ma fu più forte di me: l’ultimo racconto scritto  La Marisa”, presente nella raccolta,  è datato 1976.  Il primo che mi è riuscito di scrivere  con l’uso di Word al  PC, cui non ero abituato, “La lettera” …è del 2002.  In questa sede, e non mi è stato possibile farlo altrimenti, voglio dire grazie anche a tutti coloro, e  sono veramente tanti, che mi hanno aiutato, incoraggiato e spinto  a tornare ad essere quello di prima  con la stessa voglia di vivere , amare, leggere , scrivere , ascoltare musica  e sopratutto partecipare  ai fatti della vita. Franco Seculin.

 

AltroMondo Editore Giugno 2009. - ISBN 978 88 6281 258 0 - www.altromondoeditore.com - In copertina litografia acquarellata di Otello Fabri - (Terni  1919 - 2001) -  

 

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mercoledì, 03 giugno 2009
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domenica, 31 maggio 2009

Da solo camminando

Poesia segnalata nella prima edizione del premio letterario "L'isola del cuore".

Da solo camminando - di Franco Seculin


Ho pensato a te lungo fiume della vita
Alle anime che porti sino al mare
Dove ad incontrarsi vanno gli uccelli
Dai lunghi becchi con ali possenti
A disturbare il sonno degli ingiusti.
Ora lingue voraci appaiono all'orizzonte
Ad ingoiare i mostri sacri che ardono
Nelle fiamme di un inferno dimenticato.
Ma quando al mio risveglio ritroverò
Tutti i colori di un tramonto
Saprò allora che c’è un dio
Infinito nella sua miseria.
Forse per sempre camminerò
sui sentieri del dopo
come un cieco sorridendo
al canto di mille cornamuse
convinto di essere solo.

Considerazioni del webmaster e della giuria

Troviamo molto bello il paragone della vita al lungo fiume. Forse per qualcuno sarà un concetto vecchio e già usato, ma troviamo splendido questo accostarsi alla vita con totale fiducia: "come un cieco sorridendo"...

Per conoscere e apprezzare il sito nonchè gli estremi di altre iniziative in tema letterario cliccare qui sotto.

http://poeti-italiani.isoladellapoesia.com/poeti_segnalati/1-da-solo-camminando.php

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mercoledì, 18 marzo 2009

La LUNA DANZANTELa sera che ti ho vista, forse non ci credevo, era la prima volta. Giuro…ho pensato  che da sempre per me tu ti fossi nascosta, non per  timidezza. no! Non era ritrosia la tua  né voglia di giocare, comunque ti negavi. Tornando sui miei passi la tua luce mi seguiva  e mi accorsi  allora che forse tu  volessi  significare al mio pensiero  che il fatto di essere lì non al caso era dovuto  ma  a  una  ferma disposizione  di  un destino già scritto, a me ignoto. Nella notte che incalzava  il mio rientro,  reso sicuro dalla tua presenza,  si fece più lento quasi  che come un amante mi dolesse lasciarti  anzitempo. Così rallentando il passo mi voltai per rimirarti ancora una volta , mi parve allora di scorgere un sorriso,  un cenno  di saluto, una speranza  e tutto mi fu chiaro: eri tu… la mia Musa danzante …la luna al traguardo del bosco.

In copertina: incisione  acquerellata  di  Otello Fabri  - Terni - (1919 - 2001)

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mercoledì, 18 marzo 2009

IO NON MI CHIAMO GIULIA   

Sono nata testardamente in un pomeriggio pieno di sole, così mi hanno detto, anelando alla vita mentre stavo per morire. Credo che la mia infanzia si possa definire normale, se escludiamo il lungo dopo guerra, le conseguenze dei bombardamenti, le privazioni, il ritorno dalla prigionia di mio padre, senza una lira e un lavoro. Mia madre subito incinta di mio fratello e la sua impossibilità di riuscire a gestire il caos che ci circondava, soprattutto dopo la mia nascita, una maternità inaspettata e accolta come una maledizione, da una donna già distrutta e sfiorita a poco più di trent’anni.

Lei la contessina, Reginetta di San Remo 1938, cui però va dato atto di avere affrontato il rovescio della medaglia con coraggio e abnegazione sino alla nausea e alla virtuale rinuncia a tutto quello in cui aveva creduto…Mussolini compreso!

I miei primi anni della ragione si rivelano privi di interesse e di ricordi che mi facciano ancora oggi riflettere su quello che il destino inevitabilmente mi avrebbe riservato. Non potendo oppormi in alcun modo a quello che succedeva, il mio vivere meccanicamente alla giornata era l’unico modo per restare indenne. Rischiai così per un po’ di tempo di essere esclusa dal mondo degli altri, ammesso e non concesso che io volessi farne parte. Quegli altri che pensavano fosse loro scopo primario interferire sulla mia formazione in vista di un futuro già da loro identificato come possibile o eventuale!

In ogni caso, è mio dovere dirlo subito, il nome di battesimo Giulia, dentro di me fu respinto a un’età forse indefinibile ma molto presto. Credo verso i tre anni. Ragion per cui quando mi si chiamava io non rispondevo ed erano sempre momenti di inenarrabile crudeltà quelli che seguivano al mio rifiuto di rispondere. Già allora le persone che mi si avvicinavano cianciando della bellezza del mio nome, venivano da me cancellate dalla memoria. Le implicazioni della vita quotidiana complicarono questa mia riluttanza, in casa, a scuola e nei rapporti sociali, al punto di convincere qualcuno della famiglia che io fossi debole di udito, al limite della sordità, ragion per cui fui sottoposta a tutti gli esami del caso, con esito ovviamente negativo.

Momenti terribili quando una mia zia venuta da lontano, credendo di bene operare per ottenere le mie grazie mi chiamò, essa per prima, Giulietta cara e, qualcuno dei presenti allo stupro del mio nome, rincarò la dose affermando con cognizione di causa che anche una bella macchina, appena messa in circolazione, aveva portato quel nomignolo al successo per non parlare di un non meglio identificato Shakespeare sulle orme del quale si scatenarono in seguito musicisti, gente del cinema e altri mistificatori.

Venne il giorno dei miei sei anni e davanti a famigliari, amici e genitori dei miei compagni di scuola, quasi tutti presenti, al momento di spegnere le candeline poste sulla torta osannante il mio nome, mi rifiutai di compiere quel gesto tradizionale e non soffiai.   A fronte delle reiterate corali richieste di una ragione per non farlo e per smontare per sempre quella che a me sembrava una farsa dichiarai solennemente: - Io non mi chiamo Giulia! –

Un’affermazione così decisa e perentoria originò un assoluto, stupito silenzio e solo la mia cara zietta Adelaide si peritò di chiedermi: - e allora cara perché non ci dici come ti chiami?

Credendo di avermi così messo in difficoltà si era girata per ricevere il consenso e forse anche il plauso dei presenti e di certo ci rimase male nel sentire la mia risposta.

Io mi chiamo Tu!  Lo sapete già perché ogni momento qualcuno di voi mi dice …tu vieni qui, tu non devi fare questo, tu smettila di piangere.

Soddisfatta e incurante dei commenti, anche ironici, che la mia risposta aveva suscitato, tolsi una ad una le candeline, con la paletta cancellai Giulia e mi servii una gran fetta di torta alla crema.

La giornata comunque si protrasse in una funesta ricerca a tutti i costi di un nome per me, da Elvira a Clotilde, rispettivamente nonne paterna e materna, la prima deceduta per un crampo al cuore, la seconda per una botta in testa infertale non so da chi. Il tutto senza che io venissi più interpellata, ma da quel giorno, Tu, cioè io, la ebbe vinta.

A scuola il problema venne superato ed io fui la prima bambina ad essere chiamata col cognome. Diventò una moda e si estese in seguito a tutte le altre classi.I cazzi acidi  per così dire vennero in seguito con l’incrementarsi delle complicazioni burocratiche afferenti il mio iter sociale e scolastico in primo luogo. Documenti di identità, autorizzazioni, permessi, certificati e pagelle, tutti mi ricordavano quel nome aborrito e non passava giorno che qualcuno non lo chiamasse in causa.

Non potevo ovviamente fare sì che non mi si identificasse per nome e cognome ma continuavo a detestare Giulia e in specie i suoi diminutivi: Giulietta e Giuly. Scartavo a priori di fare conoscenza con chi portava quel nome o un nome similare tipo Giuliana, indipendentemente dal sesso.

Sopportavo la presenza di conoscenti, amici e amiche dei miei parenti ma evitando accuratamente di pronunciare il loro nome di battesimo. Crescendo mi trovai accerchiata da situazioni impossibili a sopportarsi. L’amore a prima vista, il mio colpo di fulmine un ragazzo, figo come pochi, a cui avrei dato anche l’anima e qualcos’altro, ahimè si chiamava Giulio e di secondo nome faceva Liutprando! Ci provai in tutti i modi. Ma una sera, in macchina, quando lui paonazzo ed eccitato mi mise una mano fra le cosce, con le dita che annaspavano sotto lo slip, non riuscii a tappargli la bocca in tempo, né lui si sovvenne del nostro patto, di non chiamarci o cercarci mai per nome, e Giulia, da lui invocato più volte con passione e quasi rantolando, mise fine per sempre al nostro rapporto. 

Avevo diciassette anni e da cinque non festeggiavo più il mio compleanno per non subire regali e torte inneggianti al mio nome.

La morte di mio fratello, a soli ventiquattro anni, in un  incidente d’auto mi aveva provocato una forte depressione. Mi era venuta a mancare l’unica persona che mi aveva sempre difesa contro tutto e contro tutti. Inutile cercare di far capire  a chi mi stava vicino che volevo solo essere me stessa e che la mia libertà aveva come negazione un nome che non mi apparteneva.

I miei mi difendevano dicendo che ero una ragazza del tutto normale ma con un pallino radicato nel cervello e che la maturità mi avrebbe portato a ragionarci sopra.

Finito il liceo mi iscrissi all’Università di Pavia scegliendo la facoltà di Lettere e Filosofia.  Grazie a una borsa di studio, sudata e meritata, andai a vivere da sola senza dover chiedere niente a nessuno. Ho poi conseguito la laurea in Lettere Moderne. Da tempo sono una “single” irriducibile. Insegno e scrivo con un discreto successo. Vera Tramontana.

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venerdì, 27 febbraio 2009

- Con l'orecchio incollato a terra ho sentito passare il domani - Aimè Cesaire.

- In Africa ogni vecchio che muore è una biblioteca che brucia - Amadan Hampatè Ba

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venerdì, 20 febbraio 2009

Sulle dune dei miei pensieri

Scivolano i ricordi

Nel vuoto si arrampica

Il fulmine acerbo

Gocce di vetro

Sulle mani

Labbra sulle labbra

Noi respiriamo la paura

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martedì, 03 febbraio 2009
concorso 2009Ok... ci risiamo un'altra avventura nell'ignoto degli esordienti: partecipate gente, partecipate numerosi perché ne vale la pena. La casa editrice I Sognatori risplende di luce purissima per serietà e professionalità,e si conferma un passo dopo l'altro, un autore dopo l'altro, ai vertici della piccola editoria controcorrente. Per saperne di più e conoscere le modalità di partecipazione a questo concorso che, in passato, ha visto meritatamente vincere autori dotati di talento allo stato puro: htpp//www.casadeisognatori.com/concorso.htm
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venerdì, 30 gennaio 2009

Quando finisco di leggere un libro,come questo, che mi ha coinvolto perché, unitamente all'originalità della storia e alla riccheza dei contenuti,  rivela anche la personalità di chi lo ha scritto,  ho quasi l'impressione di aver vissuto i pensieri, le ansie, le esitazioni e i dubbi dell'autore, dall'inizio sino al termine della sua fatica.  Tanto più la storia ha dell'incredibile,per cui a fatica devo impormi un "distinguo", per separare quella che è la finzione dalla realtà, tanto più forte è il mio desiderio di conoscere quale sia stato il percorso dell' autore  per comporre il mosaico di una vicenda svoltasi quasi un secolo prima.Alessandra De Michelis, che ho il piacere di conoscere, ha unito la curiosità, che le viene naturale,  alla passione di ricercatrice. La volontà e il desiderio, insopprimibili, di riportare, alla luce la storia di Finimondi, eroe di un'epoca lontana, quasi che fosse un quadro d'autore sepolto dalle croste del tempo, hanno fatto il resto.Devo segnalare, a onor del vero, che questo suo primo lavoro di narratrice ha sorpreso un po' tutti, come una vera "out-sider", tanto da farle meritare il consenso e il particolare apprezzamento della giuria del premio, riservato alla sezione Il Primo Romanzo, insito nella manifestazione internazionale Scrittori in Città giunta quest'anno a Cuneo, con rinnovato sucesso, alla sua XI edizione.   

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